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Vivisezione, il triste destino dei primati

Cosa permette all’essere umano di agire a scopi scientifici su altri animali? La distanza che consapevolmente ha creato tra egli stesso e le altre specie, la violenza con la quale allontana esseri senzienti dal rispetto, solo perché “animali”, per sostenere e superare indenne una delle peggiori crudeltà di cui è capace: la vivisezione.
Controversa quanto drammatica la questione della sperimentazione animale, la falsa scienza, la menzogna della necessità e della cura ad ogni costo; il prezzo altissimo che milioni di animali pagano ogni anno per il privilegio umano della ricerca scientifica. In questi giorni ha sconvolto gli animi di molti la notizia dei 900 macachi arrivati dalla Cina e diretti ai laboratori di Harlan a Monza, macachi provenienti da zone protette e catturati nelle foreste delle Mauritius e delle Seychelles; viaggi senza fine per condurli in gabbia verso i laboratori della multinazionale Harlan. La Harlan è presente in 4 continenti e presta servizi a moltissimi laboratori, università e imprese farmaceutiche; in particolare in Italia si occupa principalmente di sperimentazione per conto terzi. Fanno esperimenti genetici su topi, ratti, conigli, primati, grandi mammiferi e cavie.
“Dopo l’onda di indignazione per il carico di 900 macachi in viaggio verso la Harlan (Monza), è indispensabile far seguire azioni concrete: il Senato approvi al più presto l’articolo 14 del Disegno di Legge Comunitaria 2011, attualmente in seconda lettura, che prevede anche il divieto di allevamento di cani, gatti e primati su suolo nazionale. Si tratta di un articolo che colpisce duramente gli interessi di stabilimenti come Green Hill e Harlan, che potrebbero aver anticipato “gli ordini” di questi animali per paura dei vincoli legali che stanno per essere introdotti”.  Ecco l’appello che la Lav rivolge al Senato della Repubblica affinché un sempre maggiore sdegno nei confronti della sperimentazione animale trovi risposte concrete, per una giustizia che ormai chiedono in molti. “Ciò che lascia amaramente stupiti è la portata del carico, 900 animali in viaggio verso la Harlan. Un numero che andrebbe letto prendendo in considerazione anche il cambiamento legislativo che stiamo vivendo e attendendo – afferma la biologa Michela Kuan, responsabile nazionale LAV settore vivisezione – Un segnale importante che sottolinea come l’articolo 14 del Disegno di Legge Comunitaria 2011 mini fortemente la lobby vivisettoria, azione che sta proseguendo parallelamente al progetto di legge della Lombardia che condivide le stesse finalità dell’art.14 e la cui approvazione è calendarizzata nei prossimi giorni in Consiglio regionale.”
Ma cosa si nasconde dietro questo “spettacolo crudele”? Ogni anno più di  10.000 primati vengono utilizzati per la sperimentazione, nei laboratori di tutta Europa. La maggior parte di questi primati proviene da prole generata da individui catturati in libertà, animali catturati ed imprigionati in scatole che subiscono ogni genere di tortura e violenza e non è che l’inizio di un lungo calvario che durerà una vita. I primati utilizzati in Europa provengono dalla Cina, Vietnam, Cambogia, Mauritius, Guyana, Filippine, Indonesia, Israele e Kenya. Le scimmie vengono impiegate in due tipi di sperimentazione: la ricerca accademica e i test su prodotti da immettere sul mercato.
La ricerca accademica comprende principalmente ricerche di carattere genetico e neurologico. Gli animali vengono tenuti in gabbie grandi più o meno un metro cubo, una accanto all’altra; spesso assistono agli esperimenti che vengono praticati sui loro compagni di sventura. Si parla di “ricerca accademica” ecco qualche esempio:  in Inghilterra una ricerca commissionata dall’azienda GlaxoSmithKline, ha utilizzato 8 esemplari di scimmia marmoset iniettando una sostanza altamente tossica nel loro organismo per indurre un tremore simile a quello del morbo di parkinson; al termine dell’”esperimento” tutte le scimmie sono state uccise, la metà con un’iniezione, l’altra metà sono state anestetizzate e messe in salamoia, ancora vive, iniettando loro un liquido per l’imbalsamazione che alla fine le ha uccise;  altro esperimento ad “alto valore scientifico” è quello dell’impianto di vari elettrodi nel cervello delle scimmie, tenute in costrizione in una stanza insonorizzata ad osservare l’unico movimento previsto, quello di un pesce. Sedie di contenzione per obbligare i primati all’immobilità, mentre vengono impiantati loro elettrodi cerebrali fissati con acciaio e cemento dentale. Esperimenti che vogliono analizzare meccanismi neurologici ai quali si potrebbe tranquillamente arrivare analizzando la struttura umana attraverso indagini dirette e non invasive.
Questo meccanismo di procedure che sono un business per le grandi industrie farmaceutiche, viene alimentato dalla falsa informazione della “ricerca necessaria”, per salvare l’umanità dalle malattie genetiche, dall’Aids,  dall’avanzare dei danni neurologici, dal cancro e tutto ciò che può minare la sopravvivenza dell’unica specie che, secondo i ricercatori, ha ogni diritto. E poi gli esperimenti che testano prodotti, farmaci, sostanze tossiche iniettate a dosi sempre più alte. Le scimmie chiuse nelle gabbie impazziscono, si automutilano; vengono lasciate agonizzanti per ore, in attesa della morte, che arriva lenta e dolorosa. L’alternativa esiste sempre, ogni individuo con una coscienza deve schierarsi contro, per una giusta ricerca senza l’impiego di animali, senza crudeltà;  le scelte di ognuno possono dichiarare la fine di questa ignobile pratica umana, nell’accezione peggiore del termine, una pratica dis-umana collegata al profitto e non alla salvezza di vite. Esperimenti inutili che distruggono la vita di milioni di esseri ogni anno. L’uomo decide,  violenta e distrugge, l’uomo con l’illusoria intenzione di salvare altri esseri della propria specie, annulla completamente il rispetto e gode dei suoi privilegi iniettando veleno ovunque.

L’esistenza di ogni individuo, umano e non, ha un valore inestimabile, ma il prezzo che pagano alcuni esseri a favore di altri è troppo alto.