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Gli scontri recenti della Val di Susa hanno riportato a galla il problema dei Tav (treni ad alta velocità).  Erroneamente, perché i media manipolano i dissensi e le proteste facendole passare per capricci di un popolo che non vuole il progresso, si centra il problema sull’impatto ambientale della linea Torino-Lione soltanto da un punto di vista: ambientalisti che non vogliono veder deturpato il loro territorio, niente affatto! I problemi per i quali  le manifestazioni No Tav sono sempre più accanite è la paura di quello che nasconde la montagna che divide Casaletto con Novaretto, è un problema gravissimo di inquinamento ambientale.

La Valle di Susa ospita già una linea internazionale del Frejus che a tutt’oggi viene utilizzata per solo un quarto della sua capacità. Ci sono vari punti per cui questa linea graverà sul futuro degli Italiani,  il primo fra tutti è la galleria vera e propria, la galleria  a doppia canna sotto il massiccio dell’Ambin sarà lunga 57 chilometri, una montagna  di roccia che verrà estratta,  roccia sotto forma di smarino; lo smarino tecnicamente è il materiale di scavo frantumato e portato fuori dalle gallerie. Lo smarino di questa galleria infame contiene amianto di serpentina in grandi quantità. Le serpentiniti contenute nella montagna sono le stesse del monte San Vittore della cava di amianto di Balangero, dove per decine di anni hanno estratto l’amianto più fibroso, il più pericoloso d’Europa. Geologi ed esperti hanno analizzato le rocce della zona del Musinè e di Almese e sono  concordi  che  ci sia un’abbondante presenza di crisolito, l’amianto del serpentino.
Detto questo si può ben immaginare quanto estrarre tonnellate di questo materiale possa gravemente compromettere il futuro di quella zona, polveri che verranno ammassate chissà dove e che si propagheranno per chilometri. E’ un problema quindi  di ambiente, di salute, di futuro, si tratta di livelli di inquinamento che non saranno registrabili se non dopo accurate analisi e campionature dei materiali estratti a varie profondità. No Tav perché ogni cittadino, ogni singolo individuo ha il diritto di dissentire, è costituzionale, è la scelta che permette ad ognuno di esprimersi e vivere secondo i propri ideali, questo diritto è negato, perché  gli interessi politici sono talmente al di fuori dei diritti,  che il popolo non è sovrano e non ha scelta. Una ASL di Torino ha parlato di 20.000 morti nei prossimi anni per la nube di fibre che si creerà.
In più l’Europa potrebbe non finanziare niente della mastodontica quanto  inquinante opera: il Commissario europeo delle infrastrutture ha detto che “senza la benevolenza delle popolazioni locali, nessuna grande opera è possibile e nessuna grande opera verrà finanziata”; ecco quindi che gli Italiani oltre all’amianto sulle loro teste si troveranno milioni di euro  di esborsi, perché saranno gli Italiani a pagare questo progetto, non solo in denaro. I soldi che serviranno a finanziare la galleria li metteranno le banche ad un tasso di interesse del 6,2% e la fidejussione a garanzia del prestito la darà lo Stato Italiano, quindi noi. Un debito che oscillerà tra i 25 ed i 45 miliardi  di euro da restituire in 9 anni, quindi aspettiamoci rincari per pagare ed anche caro questo fiore all’occhiello delle infrastrutture. Una linea quella Torino-Lione che già esiste e  l’alta velocità la utilizzeranno per il trasporto merci, a quanto pare.
La linea storica Torino-Modane nel 2009 ha registrato 750 mila viaggiatori, nel 1993 erano un milione e mezzo, un calo talmente considerevole che non giustifica una galleria di tale portata.  Un futuro di inquinamento, debiti,  disastri ambientali per un progresso fantasma,  una  inquietante opera che costerà tre volte il ponte di Messina, una torta da spartire tra disoneste personalità dell’economia e dalla politica sulle teste delle quali, anche le loro, viaggerà quella nube tossica di residui fibrosi di amianto di cui nessuno parla, nessuno parla dell’inquinamento e quando alla televisione mostrano le immagini della rivolta rabbiosa di una cittadinanza disperata che grida in ogni modo i propri diritti, mostrano le immagini di un popolo disobbediente che deve essere messo a bada da manganelli e lacrimogeni, perché  in uno Stato di polizia alzare la testa è un reato.