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Strage di randagi in Ucraina, soluzione finale

Questa è una lettera ricevuta dalla redazione di Net1news e spedita dall’addetto stampa dell’ambasciata ucraina in Italia. E’ una lettera che vuole spiegare e giustificare le motivazioni per le quali migliaia di randagi vengono letteralmente giustiziati in ogni parte del paese. Dopo il comunicato la mia doverosa risposta a nome della redazione, ma soprattutto a nome mio. Spesso il livello di benessere di un paese risulta essere un fattore determinante nell’orientare gli usi e le abitudini delle persone che ci vivono, nell’indicare loro ciò che è giusto o sbagliato e nel determinare le loro priorità. Vi sono realtà, frequenti nei paesi più industrializzati, in cui, il denaro e la solitudine portano la gente compiere verso gli animali gesti stravaganti e talvolta assurdi, e realtà in cui quegli stessi animali minacciano la sicurezza e l’integrità fisica delle persone.

Amori ed eccessi

“Pannolini, dentifricio, calmanti, creme solari, passeggini, carni pregiate per cani e gatti con il palato fine – ecco alcuni esempi di assortimento delle boutique italiane per animali. Gli eccessi nei confronti degli animali sono stati ben illustrati in uno dei servizi del programma di attualità “Le Iene”. I romani benestanti portano i loro animali domestici all’asilo per cani, non per allenarli o per il loro addestramento, ma semplicemente per svago. Gli animali vengono prelevati da casa con un “Bau-bus”, condotti in centri in cui trovano specialisti che si occupano della loro integrità psicologica, personale in grado di risolvere i loro “problemi sociali”. Una delle clienti di questo paradiso canino racconta ai telespettatori che il budget del suo cane ammonta, oltre alle spese per asilo (250 €), a 5 euro al giorno per il riso, le carni di prima scelta e i biscotti. “A volte mi vergogno a comprare per lui lo spezzatino “per i cristiani” – confessa la donna. Vi ricordo che  l’assegno sociale, destinato agli anziani indigenti, è di  5577 euro l’ anno. Certo non basterebbe a far sopravvivere, in quelle condizioni, il cane della signora..
E che dire del caso del maiale vietnamita tenuto come animale domestico da un’latra famiglia romana? Un animale di 100 chili che fa il bagnetto nella vasca dei padroni con uno shampoo per i bambini: “Dopo gli mettiamo la crema idratante alle fragoline di bosco, perche la sua pelle è delicata” – confessa la sua padrona. La dieta dell’animale prevede verdure cotte, coca-cola e crusca biologica per favorire… la digestione. La famiglia del maiale preoccupandosi del suo peso-forma lo nutre con latte di soia. Cerca inoltre di risolvere i suoi problemi psicologici, sostenendo che il suino ha ricevuto un trauma psicologico, in quanto allontanato dalla mamma troppo presto.
Enrico Lucci, l’autore del servizio che ci ha mostrato queste assurde realtà sostiene: “Una cosa simile sarebbe stata impossibile anche solo pochi anni fa”.
Mi chiedo: quanto si sentiva sola nella città di Roma, che conta milioni d’abitanti, la signora Assunta che è arrivata alla stravagante decisione di lasciare in eredità 10 milioni di euro al suo gatto Tommasino? E il signore inglese che prima di lei ha lasciato, nel 1988, nove milioni di sterline al suo gatto?
Cure simili che superano di gran lunga le questioni della necessità animale, potrebbero essere definite uno schiaffo alla modesta vita di tanti esseri umani in Italia e nel mondo? Per star bene, in fondo agli amici a quarto zampe bastano un po’ di latte, qualche scatoletta e tante coccole.
Crisi dell’amore?
Il fenomeno dell’abbandono degli animali non è raro in Italia. Ricordiamo i numerosi  casi di cani e gatti abbandonati sulle autostrade nel periodo delle ferie. Soltanto nei primi sei mesi del 2010 la task force attivata dal Ministero della Salute, per la “tutela degli animali d’affezione, la lotta al randagismo” ha contato ben 95mila ospiti dei canili raccolti per le strade d’Italia. Il Natale 2011 è stato segnalato dagli animalisti come quello dei record degli abbandoni con 137 segnalazioni, nonostante l’abbandono sia un crimine in base alla legge 189/04 punibile con l’arresto fino ad un anno o con un’ammenda sino a 10.000 euro. Tali azioni dei cittadini sono stati parzialmente giustificate dagli effetti della crisi economica.
Secondo gli analisti economici la vera crisi si farà sentire ancor di più nel corso del 2012, e già nei primi mesi di quest’anno lo “Sportello dei Diritti” denuncia l’allarme randagismo. Le ovvie sofferenze di milioni di italiani sotto la soglia della povertà o comunque a rischio, si rifletteranno sulle condizione degli animali che direttamente subiranno le conseguenze del peggioramento generalizzato delle condizioni economiche.  In diverse città già sono aumentati gli abbandoni degli amici a quattro zampe.
Il problema degli abbandoni si riflette anche sulla politica: Gianfranco Bardanzellu, consigliere regionale del Pdl in Sardegna, ha proposto di sopprimere i troppi cani abbandonati in attesa di migliorare le strutture di accoglienza, educare alla sterilizzazione e punire chi abbandona gli animali. Bardanzellu ha anche fatto sapere che un Comune della provincia di Oristano gli ha scritto per dirgli “che da loro si spendono 30mila euro all’anno per i cani randagi e 15mila euro per la mensa dei bambini.”

Randagismo e Euro 2012

L’Ucraina è stata attaccata dagli animalisti per i suoi metodi di contenimento della popolazione degli animali randagi, dopo che, insieme alla Polonia le è stato assegnato l’onore di ricevere i Campionati Europei 2012 – un evento sportivo che faceva gola a numerosi altri paesi.
Questo Stato attualmente vive una situazione economica complessa e la maggior parte degli ucraini non può permettersi di spendere neppure una piccola parte del proprio stipendio per la sterilizzazione degli animali domestici. Ne consegue che sulle strade delle città e dei villaggi circolano numerosi branchi di cani, che durante i rigidi inverni diventano aggressivi e pericolosi. Inoltre nell’ultimo anno sono state registrate molte aggressioni a persone e addirittura diversi casi di rabbia. In questa situazione, diminuire la popolazione dei randagi che minacciano la sicurezza della popolazione diventa una necessità.
Vorrei far notare che la morte per assideramento di 112 ucraini, confermata ufficialmente dal Ministero delle Situazioni di Emergenza, ha destato molto meno scalpore e attirato molta meno attenzione da parte dei Media della soppressione dei cani randagi. Questo paradosso deriva forse dal fatto che le associazioni animaliste sono più attive di quelle umanitarie, ma rischia di far pensare che la vita di un cane abbia più valore di quella di un essere umano.
L’Ucraina non è l’unico paese che ha suscitato le proteste degli animalisti. Altri Stati, anche con uno sviluppo economico e un tenore di vita molto più elevati di quelli ucraini, si sono ritrovati nel mirino: “Fermiamo le soppressioni dei cani croati”, “Vota contro l’uccisione dei cani in Romania”, “Boicotta le vacanze in Spagna contro il massacro dei cani!”. E contro lo sterminio dei cani in Serbia ha parlato il ministro degli Esteri italiano Franco Fratini; importanti giornali hanno denunciato l’allarme cani randagi in Grecia, legato alla crisi economica. Attualmente però, in base al numero di pubblicazioni e programmi dedicati, è l’Ucraina il paese nemico dei cani per eccellenza.
Nonostante le difficoltà economiche, il governo dell’Ucraina ha adottato misure per adeguarsi alle normative internazionali nel campo della difesa dei diritti degli animali. Il Paese ha infatti firmato l’apposita convenzione Europea; nell’ultima legge finanziaria sono state stanziate trenta milioni di grivne (circa 3 milioni di euro) per la costruzione di rifugi per animali randagi. Il 3 febbraio scorso il ministero ucraino dell’Ecologia ha firmato l’accordo Vier Pfoten International che prevede misure per l’individuazione e la sterilizzazione degli animali randagi con l’intenzione di risolvere questo problema nel giro di 3-4 anni.
E’ opinione comune che il rispetto e l’attenzione per gli animali misurino il grado di civiltà di un popolo. Ma allora cosa accade quando l’amore per la vita degli animali supera quello per la vita degli esseri umani?”
Marianna Soronevych,
caporedattrice di Gazeta Ukrainska, il giornale degli ucraini in Italia

Qui di seguito la mia risposta:

Posso essere d’accordo sul fatto che il livello di benessere di un paese, incida sul giudizio e sul rapporto di condizione apparente. Cosa assai diversa è: qual è il metro per “considerare” una società giusta? Non certo il benessere economico o l’apparenza, o i privilegi illusori di potersi permettere profumi o vestiti griffati per i propri animali d’affezione,  la grandezza di un popolo la si misura con il rispetto che questo dimostra nei confronti degli esseri viventi, tutti. Trovo abbastanza puerile portare a confronto con la situazione tanto drammatica e straziante  dell’Ucraina, dove è in atto una vera e propria guerriglia organizzata ai danni dei randagi, senza controllo, con delle piccole situazioni isolate di persone che amando esageratamente i loro animali li ingabbiano nelle loro abitudini “umane” di vizi e superflui falsi bisogni. Di situazioni estreme ne è pieno il mondo, ci sono persone che pure nell’indigenza più nera trovano conforto e felicità nel condividere la loro condizione difficile con altri esseri;  condividere la propria vita quotidiana con dei compagni, che possono essere umani o non, non è un lusso, è una scelta e la volontà di amare. I casi, rari peraltro, che possono far sorridere nella loro assurdità, come per esempio addomesticare a tal punto un animale da costringerlo a delle abitudini innaturali, non è la regola, bensì l’eccezione. Oggi in Ucraina la regola è un massacro continuo di animali “giustiziati” a sangue freddo, per ripulire l’immagine di un paese, che non sono certo i randagi a rovinare; un paese che per ospitare gli europei di calcio si macchia delle colpe più crudeli, un olocausto senza scuse. E’ bastato che l’Uefa, per bocca del dirigente Martin Kallen, dichiarasse che per i mondiali le strade dovevano essere “mondate” dalle lordure dei randagi, che la caccia è iniziata.

A cosa serve giustificarsi dietro l’immagine di una trasmissione televisiva che pensando di rivolgersi ad un pubblico da Grande Fratello, fa vedere come, pur essendoci la fame nel mondo, la disoccupazione, l’indigenza dei pensionati,  alcuni individui benestanti trattano i loro animali come bambini viziati? Un’analisi spicciola quella di questo comunicato che vuole sviare l’attenzione sui problemi dei ricchi, quelli che si vedono nei negozi di lusso e che comprano collarini d’argento ai loro cani, quelli che li portano a tolettare una volta a settimana o che li fanno psicanalizzare. Questo metodo retorico e banale di focalizzare un problema per cancellarne uno grande quanto un asteroide non funziona; quello che succede in Ucraina è deplorevole. Sono decenni che esistono problemi di randagismo nel vostro paese, sono decenni che sicuramente avrete tentato di risolverlo. Trovo assurdo che pur sterilizzando i randagi ed avendo fondi, a suo dire, stanziati per arginare questo problema,  il numero di esemplari abbandonati sia sempre maggiore. Non è forse incuria di uno Stato che non se ne è occupato come doveva? Perché dei cani dovrebbero aggredire i cittadini, come se fossero branchi di lupi affamati? Non è forse un problema di gestione e non di sicurezza? Quanti soldi gireranno in questi mesi grazie agli europei di calcio, milioni e milioni di euro, con i quali naturalmente non si è pensato di aiutare i volontari che a loro spese lottano ogni giorno contro questo sistema di omicidi premeditati.

Andrea Cisternino, fotografo e volontario a Kiev,  sono mesi che urla allo scandalo, ci sono foto, video e documenti che provano con quanta ferocia si stia attuando questo massacro;  ci sono storie che solo lui può raccontare, di persone qualunque, non di grandi associazioni, ma persone che ogni giorno danno conforto e cure a decine di randagi, tentando disperatamente di proteggerli da quella follia che è stata messa in moto dal momento in cui gli europei avevano trovato casa. Volontari che di notte non dormono perché sanno che è di notte che i mercenari vanno in giro ad ammazzare i randagi per farli sparire col buio, prima che la luce del sole possa cancellarne definitivamente le tracce. E poi ci sono i dog hunter, quelli spietati che lo fanno con gusto, che torturano ed uccidono, mascherando questo orrore come servizio sociale. Solo a Kiev i cani uccisi arrivano a 20 mila. Sono allibita quanto incredula quando penso che ci si possa nascondere  dietro la frase: la vita di un cane vale forse  più di quella di un essere umano? Non si misura il rispetto per la vita dalla specie, altrimenti dovremmo giustificare ogni ignobile azione umana; il rispetto per la vita è assoluto. Addirittura possiamo pensare che per un business tanto sporco quanto può essere quello del calcio sia quindi lecito uccidere migliaia di cani, dichiarando che lo si fa per la sicurezza dei cittadini. E prima dei mondiali cosa succedeva? Quanti cani si uccidevano a settimana, c’erano le fosse comuni anche allora?

Ed i forni crematori ambulanti quanto sono costati? Quanti rifugi si potevano costruire per la stessa cifra? Nonostante i punti interrogativi queste non sono domande per le quali mi aspetto una risposta,  la certezza che il meccanismo di “difesa” si sia messo in moto per attuare una sorta di convulsa  e violenta rivolta nei confronti di animali indifesi che invadono le vostre strade  è chiara. E’ chiaro anche come può dare fastidio che un paese alla vigilia di un evento tanto importante venga messo sotto la lente di milioni di persone  inorridite dai vostri metodi che ricordano “soluzioni finali” e non certo servizi di sicurezza sociale.  Non c’è analisi che tenga, né giustificativo banale che possa far tacere questo urlo generale che si è innalzato da tutta Europa, entreranno le squadre nel vostro paese, si giocheranno partite su un terreno intriso di sangue ed ingiustizia, i milioni di euro che danzeranno nelle tasche degli organizzatori e dei calciatori saranno cumuli di anime senza vita che avrete sacrificato per  un giocattolo che durerà poche settimane. Quegli stessi calciatori che non hanno risposto alla richiesta di aiuto da parte di Andrea, se ne sono guardati bene, neanche uno.  E chiudo con una domanda: cosa succede quando un popolo non prova più pietà per il dolore di altri esseri, anestetizzato ed accecato da futuri profitti?