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Preghiera di una vegana

«E’ più importante impedire la morte o la sofferenza ad un animale piuttosto che restare seduti a contemplare i mali dell’universo pregando in compagnia dei sacerdoti» (Buddha)

Nel mio universo di vissuto, nella memoria del mio viaggio verso la consapevolezza, il rispetto per tutti gli esseri viventi, nato con me e non conquistato, mi sono più volte scontrata con il problema legato alle pratiche religiose di indirizzo orientale e la, secondo me, connessione imprescindibile con l’essere vegan.
Nel 1985, dopo fallimentari tentativi perché boicottati dalla mia famiglia, decido di diventare vegetariana, nel gennaio decido e attuo la mia scelta “per sempre”, uno dei pochissimi per sempre della mia vita; naturalmente consapevole che quella scelta non era che l’inizio di un viaggio evolutivo verso una più profonda scelta che mi avrebbe portato dopo anni a diventare vegan.
Tre anni dopo mi avvicino al buddismo giapponese, mi converto e intraprendo il mio personale cammino verso la conoscenza. Detto ciò il mio diventare vegetariana ha preceduto il viaggio spirituale, ho sempre considerato la filosofia buddista come una naturale conseguenza delle mie scelte. In tutto questo non c’era componente salutistica alcuna – lungi da me – semplicemente l’amore ed il conseguente rispetto per ogni essere vivente, il suo diritto alla vita, ad occupare il suo posto sul pianeta terra. Ovunque fosse, che venisse o no in contatto con la mia esistenza non aveva e non ha importanza, il mio amore non significa bisogno, non vuol dire aspettarmi qualcosa in cambio, è sentirmi parte di un tutto, parte di un universo connesso ad ogni mia cellula.
Le mie perplessità sono nate nel momento in cui mi sono trovata nelle tempeste della New Age, in quel manifestare la consapevolezza da parte di alcuni umani di essere sì parte di un tutto, ma soltanto per quello che fa comodo a loro. Mi spiego: Convergenze universali, sinergie d’amore, meditazioni e connessioni col Tutto, preghiere guidate ecc. ecc.
Di tutte queste modalità per “connettersi all’Universo” il mondo è pieno, un vaso che non smette mai di riempirsi, ma che posto ha in tutto questo la scelta di non nutrirsi di morte? Dove si trova la pietas e l’empatia per altri esseri? Forse l’Universo di alcuni contiene solo determinate entità? Ci sono forse esseri senzienti che non trovano posto in questo Universo di amore? La preghiera verso quale mondi si direziona?
Queste sono domande che trovano barriere insormontabili se solo ti permetti di esprimere dissenso, o perlomeno perplessità. Non c’è comprensione alcuna della vita in quanto tale, Universo di esseri umani che pregano per altri esseri umani, per unirsi ad un Tutto fatto di umani.
La preghiera di molti umani non viene sostenuta dal rispetto per gli altri esseri viventi, non si riconosce prerogativa necessaria il fatto di non cibarsi di altri esseri. L’autoreferenzialità con la quale si celebra l’ego, il modus operandi di piccoli esseri che chimicamente si dedicano alla meditazione, tecnica e scienza che spiegano l’infallibilità della natura e che fornisce sistemi e struttura per migliorare “se stessi”, è il sistema peggiore per lodare la vita. Io credo nella causa ed effetto, credo in ciò che afferma la fisica quantistica, i pensieri generano realtà, se anche solo un pensiero pone una causa, che conseguentemente produrrà un effetto, vogliamo parlare di cosa può fare l’azione?
Uccidere e cibarsi di un altro essere non è quindi considerato un atto lesivo per la propria natura, non è considerato un crudele atto di prevaricazione e prepotenza, non è considerato il peggiore atto umano, che la nostra specie sia in grado di compiere, l’omicidio? Non voglio parlare in termini banalmente spiritualistici e quindi esporrò il mio punto di vista scientificamente: se ogni azione corrisponde ad una reazione, ogni causa pone in sé l’effetto stesso, come non si può considerare l’atto stesso di allevare, costringere, sfruttare, privare, per poi demolire ed uccidere un essere senziente, un atto contro la vita? Quindi di conseguenza contro la natura delle cose, per cui ogni essere ha diritto alla vita, ogni singolo palpitante essere ha diritto di scegliere e vivere.
Vorrei che quando si parla di pratiche orientali che direzionano l’essere verso una visione ampia e profonda, consapevole e rispettosa dell’Essere, si considerasse non solo la propria minuscola ed egotista realtà, fatta di minuscoli e piccoli bisogni, bensì una realtà più ampia fatta di universi paralleli, esistenze su altri livelli di coscienza, vite al di fuori della nostra, cuori che pulsano e che devono continuare a pulsare.

Questo per me è connettersi all’Universo, non ha importanza che filosofia uno pratichi, per me l’importante è che questo percorso includa ogni singolo essere, che in questo viaggio non vengano esclusi i senza voce, che si cammini nella profonda certezza che siamo un unico organismo, nascondersi dietro i discorsi della pace universale escludendo alcuni individui e non  altri, lo trovo un atto premeditato e demagogico, strutturato per eliminare e non accogliere, distruttivo anziché costruttivo. Ogni singolo istante della mia vita include tutte le altre, questo è il mio motore, non è detto che debba esserlo per tutti, questo è naturale, ma una svolta potrebbe essere la volontà e la possibilità di cambiamento e la convinzione che ogni scelta individuale, volta alla salvezza di altri esseri viventi,è degna di essere attuata.