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La bellezza non ha sbarre

Maria Teresa de Carolis  – 1 giugno 2016

Articolo pubblicato nel trimestrale Oipa “Gli Altri Animali” Primavera 2016
“Aushwitz inizia ovunque qualcuno guarda ai mattatoi e pensa : sono solo animali”
Theodor Adorno, filosofo tedesco (1903-1969)
Numeri, pacchetti incellofanati, carcasse abbandonate, pezzi di corpi che non hanno più storia, dimenticati. Ogni anno nel mondo vengono uccisi 150 miliardi di animali, 150 miliardi di esseri senzienti che fanno parte della “nostra catena alimentare”; siamo umani giusto? Quindi come il leone insegue e dilania la gazzella per cibarsene, anche noi umani abbiamo il diritto di uccidere. Questo senso di diritto alla sopravvivenza – a spese degli animali – è il concetto fondante dell’alimentazione moderna, fatta di grande distribuzione, di capitalismo, di consumo sfrenato ad ogni costo, di cibo per umani.
Umani che creano industrie e multinazionali per nutrire loro stessi e a loro volta diventano nutrimento, inconsapevole, per il meccanismo malato della Società dei Consumi.  Gli umani fanno e disfano, gestiscono la società in base alle loro esigenze: la sperimentazione animale per sopravvivere alle malattie nefaste, l’industria della pelliccia per potersi proteggere dal freddo,  il circo e tutte le feste nelle quali gli animali sono utilizzati per l’aspetto ludico, e per insegnare ai propri figli che gli animali vanno tenuti in gabbia per il piacere di poterne disporre quando se ne ha voglia, l’industria alimentare per potersi nutrire.
Agghiacciante pensare che questo sistema esiste ed è protetto dalla visione antropocentrica che governa ogni angolo del pianeta terra. Non importa quanti animali sono uccisi ogni anno, tanto come sono uccisi e dove, lo sanno in pochi. In quel numero, dolorosamente corposo, ci sono tutti gli animali utilizzati come cibo. Belle le pubblicità che si vedono nei supermercati in prossimità del banco carne: mucche felici che con l’erbetta in bocca guardano gli avventori e chiedono di essere mangiate, maiali contenti di essere fatti a pezzi per il piacere di una cena, cuccioli di ogni specie e fattezza che languidi osservano le loro mamme. La dignità perduta di questi esseri che hanno una storia, hanno una madre e luoghi migliori dove vivere, viene inesorabilmente violata ogni volta che un pacchetto con tanto di etichetta viene confezionato; quello che avviene prima è la tragica quotidianità.
Mentre sto scrivendo questo articolo ho aperta una pagina sul computer dove un Animal Killer Counter continua a contare senza sosta gli esseri viventi uccisi ogni secondo. Sono numeri sì, che gridano e che non hanno nessuna speranza, soltanto la voce di chi sceglie e decide di porre fine a questa mattanza legalizzata. Gli animali marini hanno superato i due milioni in una manciata di minuti, le galline un milione e mezzo, non posso elencarli tutti perché non riesco a stare dietro al contatore, una tragedia. Nel 2008 il contatore (http://www.adaptt.org/killcounter.html) comparve per la prima volta sul web, creato da Barna Mink, sul sito SFVegan. E’ stato negli anni perfezionato per dare la visione, attraverso numeri, della grandezza oscura del fenomeno. Ognuno di questi animali è sacrificato senza sosta per alimentare, non solo gli umani, ma soprattutto il sistema industriale di distribuzione.
E alla soglia dei 4 milioni di pesci uccisi, mentre il contatore continua a elencare le vittime, il mondo continua a girare, sotto queste nuvole si nascondono enormi edifici di cemento dove altri milioni di esseri aspettano di essere uccisi. Oltre 60.000 maiali, il contatore è spietato, come gli umani. Le città sono i luoghi dove le grida degli animali si sentono meno, i mattatoi sono ben lontani dall’essere visti, sono caserme, prigioni impenetrabili, anche acusticamente, ci si passa davanti per prendere l’autobus e spesso non si fa caso ai grandi mezzi che entrano pieni e escono vuoti. Quello che uscirà dal mattatoio saranno camion refrigerati con corpi appesi pronti per essere preparati e venduti. In Italia ogni anno si macellano 4. 700.000 bovini, di cui la metà sono importati. Il 24% del territorio del pianeta è occupato da bovini. In Australia i bovini superano la popolazione umana del 40%.
Numeri.
Allevamenti intensivi ma non solo. Nelle campagne piccole fattorie si vantano della qualità dei loro “prodotti”, si perché gli animali non sono esseri senzienti, sono cose, producono reddito. Ci sono cartelli che specificano la razza, la provenienza. Nel biologico non cambia nulla, tutto resta esattamente quello che è: un allevamento di animali da reddito che vengono cresciuti nel rispetto della natura, alimentati con foraggi bio. Non  cambia nulla, verranno sempre smistati come merce e abbattuti. Il vero grande danno è culturale, poiché si è convinti che gli animali siano cibo, che debbano essere utilizzati per il fabbisogno umano.
Quanti umani veramente sono consapevoli delle sofferenze che gli animali devono subire ogni secondo sul pianeta terra? Se le pareti dei mattatoi fossero di vetro, quanti umani avrebbero il coraggio di cibarsi ancora di carne, per non parlare delle industrie nascoste dietro gli allevamenti. La scelta di non mangiare carne è lodevole, ma non risolve il problema dei mattatoi, perché i derivati animali fanno parte della stessa catena di s-montaggio. Pulcini maschi tritati vivi perché inutili nell’allevamento delle galline ovaiole, mucche inseminate artificialmente, private dei loro cuccioli appena nati, attaccate a macchinari tira-latte per anni, sino a che iniziano a produrre meno latte e quindi macellate. In natura una mucca produrrebbe circa 4 litri di latte al giorno per alimentare il vitello; negli allevamenti le vengono tirati circa 30 litri al giorno e in periodi di picco fino a 60 litri. Dopo tre cicli di lattazione la mucca è abbattuta, considerando che in natura vivrebbe circa venti anni.
Gli animali sono terrestri, sono individui con dei diritti, ai quali è negata la vita. E la cultura si sposa con le tradizioni e i fenomeni rituali che si legano indissolubilmente con le abitudini umane. Ecco che la pasqua tra poco arriva… “agnello di Dio che togli i peccati del mondo…”. Il rituale sanguinario di consumare carne di agnello durante la pasqua, fa sì che vengano macellati circa un milione di agnelli ogni anno. Forse molti di più. I numeri sono quelli della grande distribuzione, non tengono conto dei piccoli allevamenti, dei contadini, sono numeri, nient’altro. Dietro c’è l’orrore di cuccioli di massimo venti giorni, strappati alle loro madri.

Uno dei metodi più utilizzati per stordire l’animale è costituito dalle normali pinze portaelettrodi, che applicate alle zone in prossimità del cervello, provocano la perdita di coscienza. Tuttavia esistono dei dispositivi per lo stordimento, tra i più moderni, attualmente usati per gli ovini adulti, in cui la scarica elettrica determina la sua efficacia nel modo più idoneo a risparmiare agli animali eccitazioni o dolori e sofferenze che possono essere evitabili. L’apparecchio è formato da tre elettrodi, due dei quali vengono poggiati sulla nuca ed uno sul dorso al di sopra della regione cardiaca”. Questa descrizione l’ho trovata in un sito, è contenuta in un articolo all’interno di una rivista dell’ASSOCARNI, (http://www.pubblicitaitalia.com/eurocarni/2002/1/3638.html)e s’intitola La macellazione degli agnelli e dei capretti. Con dovizia di particolari descrive la macellazione, sottolineando che è effettuata nel rispetto delle normative e che si premura di non causare “inutili sofferenze” agli animali – cuccioli in questo caso, anzi lattanti . Ma quali sono le sofferenze utili? Ogni anno, durante il periodo pasquale,  alla COOP si materializza all’entrata un cartello enorme che invita i clienti ad acquistare 20 euro di prodotti per ottenere il buono sconto del 50%  un agnello. Questo cartello per me è stato l’input definitivo a dire BASTA, basta con questa ipocrisia  con la quale i supermercati concedono qualche prodotto vegano e dall’altra continuano ad alimentare il mercato della crudeltà, degli esseri viventi; basta con il consumo industriale di animali, per abitudine, per “cultura”; basta con il capitalismo, con il foraggiare multinazionali che non smetteranno mai di dissanguare il pianeta. Il sangue di quell’agnellino di pochi giorni è il sangue di un bambino che ha gli stessi diritti di altri bambini, non parla la mia lingua, non ha il mio aspetto, è comunque un pianeta che pulsa e che respira. Il contatore continua a girare, le grida si sono tramutate in numeri e disperse nell’aria. Non posso fermarlo, ma posso fare in modo che quei numeri non siano in mio nome.