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La violenza sugli animali, manifestazione di pericolosità sociale

Oltre alla violenza della guerra, insita da sempre nella natura umana, nell’ultimo secolo il pianeta è stato il teatro di grandi cambiamenti, non certo positivi: inquinamento, fame, deforestazione, mutamenti climatici (global warming), ecc.
L’essere umano, unico regista e attore di queste catastrofi, ha sicuramente la piena responsabilità e – di conseguenza – il dovere di rimediare. La vicinanza con le altre specie non l’ha reso più consapevole, benché una percentuale di individui più sensibili stia imparando a convivere rispettosamente con gli altri esseri senzienti. Altri.
Alla visione antropocentrica, che dagli albori ha permeato ogni scelta umana, contrabbandando efferatezze per bisogni, si contrappone, oggi, l’ancora nascente senso di alterità, concetto fondamentale per affrontare argomenti importanti, forse scomodi, ma inevitabili.
Quali sono i rapporti uomo-animale, qual è la sottile membrana che separa le nostre vite dalle loro, e quali i diritti individuali. Questi i pilastri sui quali ripensare al rapporto fra l’uomo e l’ambiente a lui circostante.
Il modus vivendi umano, infatti, non ha mai rinunciato alla violenza sugli altri esseri senzienti. Ma oggi tale violenza è organizzata su scala industriale, essendosi rotti gli equilibri che fino a duecentocinquanta anni fa erano legati a logiche differenti rispetto a quelle del mero profitto.
La deforestazione, gli allevamenti intensivi, l’avvelenamento sistematico di ampie zone geografiche appaiono fenomeni fra loro erroneamente slegati: viceversa tenere presente la stretta connessione tra tutte le forme di vita è il motore attraverso il quale considerare il perché di questo impulso distruttivo.
Diventa quindi inevitabile valutare i fenomeni di violenza e di crudeltà sugli animali. Partire da un punto preciso per attuare un percorso verso qualcosa di più oscuro, crea una connessione con l’argomento violenza. Il link tra la natura e l’essere umano è indiscusso, il legame tra umani e animali non umani, anch’esso esiste al di là di qualsiasi dubbio.
L’ontogenesi, la disciplina che studia l’interazione dell’uomo con gli altri esseri viventi, ci illumina sui punti fondamentali nella convivenza fra specie differenti. Attraverso il suo studio è possibile stabilire quanto la violenza nei confronti degli animali snaturi così profondamente l’essere umano. Le pitture rupestri di trentamila anni fa sono la prova evidente dello stretto rapporto con il mondo animale.
Dal Neolitico l’Uomo inizia la sua convivenza con alcune specie, addomesticandole e allevandole, mutando di fatto, con la sua “interazione”, l’equilibrio preesistente. Tale mutamento è stato letto per secoli come positivo (basti pensare ai lavori nei campi e all’aratro trainato dai buoi), ma oggi il pensiero moderno sta subendo una lenta, impercettibile ma inesorabile rivoluzione culturale.
Di recente, la zooantropologia, attività interdisciplinare che studia la relazione umani-animali, abbraccia l’etologia, la psicologia, la veterinaria e soprattutto la connessione che influenza la nostra esistenza attraverso il legame profondo con il mondo animale. Ed è proprio in virtù di questo legame che gli episodi di abuso, maltrattamento e violenza sugli animali assumono un significato importante. La forte componente empatica che lega gli esseri umani con gli animali, infatti, è sintomo di equilibrio e consapevolezza. Ecco spiegato il motivo per il quale è così sconvolgente assistere a fenomeni di violenza nei confronti degli animali: la loro fragilità può facilmente essere paragonata a quella di un bambino.

Analisi comportamentale e Link

“I Serial Killer sono bambini a cui non è mai stato insegnato che è sbagliato cavare gli occhi ad un animale.”
“Gli assassini… molte volte cominciano uccidendo e torturando animali da bambini.”
Robert K. Ressler, in “Animal cruelty may be a warning”, Washington Times, 23 giugno 1998.

Robert K. Ressler, uno dei primi profiler criminali, è stato agente FBI fino al 1990, successivamente ha svolto la sua attività come formatore e autore di numerosi trattati. Va ricordato perché coniò il termine “Serial Killer” ma soprattutto perché ebbe un ruolo fondamentale nel profiling degli offenders seriali intorno agli anni ’70.
Proprio negli ultimi decenni, l’approccio scientifico dell’analisi comportamentale ha individuato in determinate condotte violente l’indicatore fondamentale che permette di tracciare profili sempre più aderenti alla realtà dell’aggressore.
E’ dagli anni ’70, infatti, che in America si iniziano a studiare le interconnessioni tra violenza sugli animali e comportamenti violenti nei confronti degli umani. L’indicatore che questi crimini segnalano, l’inizio di una escalation alla violenza. Il maltrattatore/abusatore, inizia l’“addestramento” alla violenza, la sua carriera, con animali inversamente proporzionali alla sua statura, potenza, capacità di sopraffazione, abbastanza piccoli da poter essere abusati, ma anche abbastanza grandi da garantire un soddisfacimento nell’atto crudele.
Spesso, la violenza domestica è associata ad abusi su animali. A volte i minori stessi sono gli attori delle azioni violente. La connessione tra le varie forme di manifestazioni violente è un fatto che sconvolge i metodi “tradizionali” di indagine comportamentale; ricercare nel profilo di un offender comportamenti crudeli nei confronti degli animali, crea un profilo già ben definito e una propensione alla violenza, una carriera possibile da criminale e la tendenza a diventare una persona pericolosa.
Nel 1998, Frank Ascione, professore presso il Dipartimento di Psicologia della Utah State University, pubblicò una raccolta di interviste, uno studio su 38 donne che erano state vittime di violenze domestiche. Il 58% di loro aveva dei figli, il 74% conviveva con animali. Alla domanda se il compagno/marito avesse mai abusato, usato violenza, ucciso l’animale domestico, il 71% rispondeva “Si”.
Frank Ascione, fine osservatore e studioso dello sviluppo psicologico del bambino e dell’adolescente, del rapporto tra gli esseri umani e gli animali e della relazione tra violenza agli animali, abuso infantile, violenza domestica e violenza in genere, ha collaborato con le forze dell’ordine e organi di giurisdizione nella prevenzione della crudeltà sugli animali e sui bambini. Da decenni il suo impegno coinvolge veterinari, assistenti sociali, educatori e istituzioni in difesa dei diritti degli animali, dei bambini e delle donne.
In America da anni ormai nelle analisi comportamentali, la crudeltà nei confronti degli animali è un segnale predittivo e importante per disegnare il profilo di un individuo.
Nel 1990 erano soltanto sette gli Stati che prevedevano misure penali per violenza su animali, oggi il numero è salito a cinquanta. Negli Stati Uniti il maltrattamento di animali è un reato grave, un reato federale proprio perché è importante indicatore di pericolosità sociale; infatti a partire da gennaio 2016 l’FBI istituirà un data base di tutti i casi di crudeltà sugli animali, all’interno del NIBRS, National Incident-Based Reporting System.
Un esempio di pena esemplare è quella riguardante il giovane Jason Brown, colpevole di aver torturato e ucciso sette cani, di cui quattro addirittura decapitati, che è stato condannato lo scorso ottobre a ventotto anni di prigione, quattro per ogni cane ucciso. Il giudice che ha comminato la pena, Eliott Sattler, non ha voluto considerare nessuna attenuante, nemmeno la condizione di tossicodipendenza del ragazzo. Il giudice ha voluto personalmente visionare tutti i video che il ragazzo ha girato, paragonando la loro brutalità alla pedopornografia. Importante citare le sue parole: “Sfortunatamente, in questo lavoro sei costretto a vedere immagini di violenza su vittime innocenti. In molti casi, i bambini sono costretti a subire crimini terrificanti. E così, mentre guardavo il video del suo caso”, ha detto il giudice all’imputato, “pensavo che potesse essere paragonabile alla violenza nei confronti dei bambini”.

(fonte: http://www.all4animals.it/2015/10/07/usa-pugno-durissimo-28-anni-di-prigione-allaguzzino-di-animali/ )

Sono segnali questi che indicano una importante svolta nell’analisi criminologica di comportamenti deviati e pericolosi, e testimoniano il cambiamento di rotta nel considerarli.

In Italia

Sull’onda delle intuizioni americane, Francesca Sorcinelli, dottoressa in Scienze della Comunicazione e educatrice, ha creato, nel 2009, il progetto Link Italia. Nel nostro paese i casi “link” sono sporadicamente documentati dalla cronaca, poiché non vengono considerati gravi indicatori, ma solo fatti marginali. Si è visto quanto nei paesi anglosassoni le violenze sugli animali siano ormai considerate un importante segnale di pericolo; al contrario in Italia ci si imbatte solo casualmente in fatti di cronaca dove, contemporaneamente a violenze o omicidi, si descrive anche un caso di uccisione o tortura di animale. Soltanto il 5% dei casi viene raccontato; fatti isolati che non vengono connessi, sono considerati fenomeni di violenza, aggressione e non sono oggetti di indagine accurata. Spesso sono fatti reiterati, non isolati.
In Italia si seguono le linee guida dell’OMS, da parte dei professionisti, per le modalità che operano in ambito sociale, psichiatrico, sanitario e psicosociale. Indagare a monte di un grave crimine violento, vuol dire ricercare gli indicatori che hanno portato l’offender a commettere l’atto; abusi su animali, violenze, uccisioni, devono essere importanti segnali di devianza.
Purtroppo, pur essendo dei reati, spesso non vengono considerati importanti: non sono individuati come segnali predittivi. Intervenire nei casi di maltrattamento di animali in special modo da parte di minori, è fondamentale per agire e spezzare l’escalation inevitabile che parte dalla violenza sugli animali. Il minore, vittima egli stesso di abusi, esprime nell’agire la sua condizione di violentato. Anche in questo caso il predittivo è la chiave per impedire una “carriera criminale” che con alta probabilità si risolverebbe con fenomeni di atti incontrollabili.

 Link Italia

Il 18 e il 19 dicembre 2015, si è tenuto un importante Convegno presso l’Ispettorato Generale del Corpo forestale dello Stato che aveva per titolo “La Pericolosità Sociale del Maltrattamento di Animali”. Il corso formativo è stato un importante momento di approfondimento, con i veterinari dell’Istituto Zooprofilattico, gli agenti del NIRDA (Nucleo Investigativo Reati in Danno agli Animali), gli agenti delle Forze dell’Ordine, lo Psichiatra Forense Marco Cannavicci, il coordinatore di campi Antibracconaggio Piero Liberati, ausiliari del CFS. Il segnale di un cambiamento è lo spazio che l’argomento inizia a occupare.

La Dott.ssa Francesca Sorcinelli così semplifica le fasi del Progetto:

“La mancanza di dati italiani ha portato alla creazione di un unico progetto LINK-ITALIA diviso in sei fasi

principali:

 

  • La creazione di un database sulla base dei modelli americani con la speranza che la raccolta dati venga presto effettuata tramite canali istituzionali e non di volontariato
  • La richiesta della creazione di un osservatorio nazionale, coordinato da un Ministero da decidersi, per l’analisi dei dati italiani.
  • L’attivazione di ricerche specifiche e mirate in comunità di recupero, carceri, scuole, ecc.
  • L’elaborazione di materiale informativo e del primo manuale in Italia di Investigazione Forense sul legame fra crudeltà su animali e crimine violento
  • L’attivazione di corsi di formazione sul link per operatori che si occupano di violenza interpersonale e di violenza su animali.
  • L’attivazione di una rete di rifugi per ospitare animali vittime di violenza domestica o animali di vittime di violenza domestica.

Se verranno confermati i dati ottenuti dalle ricerche americane si potrà ripensare il concetto stesso di violenza domestica su animali anche in Italia e fornire utili indicazioni per progetti legislativi, terapeutici o per la sicurezza delle persone.”
La parola link in inglese vuol dire legame, in questo caso si vuol mettere in relazione la vittimologia relativa ai maltrattamenti animali e i crimini sugli umani. L’escalation predittiva di tali comportamenti implica: aggressioni alle persone con episodi di piromania e distruzione di proprietà, estorsione, rapina a mano armata, rapimento, stupro, assalto, omicidio (spree killers)
Studi scientifici comprovano la connessione tra comportamenti violenti nei confronti di animali e escalation di violenza, incontrollata ma prevedibile. E’ proprio in questo che Link Italia contribuisce a dare una visione scientifica dei fenomeni violenti, spesso nei minori, o come attori o come spettatori di abusi o violenze. Eventi di gravi abusi domestici, sono riconducibili con una alta percentuale, a fenomeni criminali reiterati
Link Italia ha, dal 2009 ad oggi, all’attivo numerosi interventi, anche grazie alla cooperazione con il NIRDA (Nucleo Investigativo Reati in Danno agli Animali) del Corpo Forestale dello Stato. La collaborazione con il Sovrintendente Capo Rossano Tozzi apporta una importante svolta, ostacolando costantemente il fenomeno della violenza sugli animali e intervenendo attivamente contro gli abusi segnalati.
Per un approfondimento sull’argomento Link, fondamentale la lettura dei tre manuali tecnici: “Link I – Crudeltà su animali e pericolosità sociale”, “Link II – Investigare la crudeltà su animali” e “Link III – Veterinaria Forense” pubblicati dal Gruppo Editoriale Viator nel 2012 e in ristampa aggiornati.

 Zoocriminalità

La criminalità organizzata conosce bene il potere empatico del legame essere umano-animale, infatti quello della violenza sugli animali è il sistema più usato dalla mafia, dalla ‘ndrangheta, dalla camorra, per addestrare i minori; usano gli animali come oggetti per impratichire i futuri criminali, lavorando sulla sensibilità, anestetizzando il loro senso empatico, rendendo i ragazzi capaci di qualsiasi efferatezza, proprio perché allenati all’omicidio e alla tortura. La zoomafia ha un potere incontrollabile proprio perché si avvale di elementi abituati alla crudeltà e disposti a tutto. La zoocriminalità, è purtroppo un fenomeno mondiale, che in tutti i continenti si avvale di un sistema ben organizzato e ben celato che attraverso il bracconaggio, la deforestazione, il commercio illegale di animali esotici, finanzia attività criminose che hanno uno stretto legame con i gruppi armati.
Da un rapporto delle Nazioni Unite oltre il 40% dei conflitti in atto nel mondo è causato dal possesso di risorse naturali, per risorsa non si intendono solo metalli preziosi, foreste, caffè o cacao, si parla anche di avorio e pelli pregiate. Il commercio illegale di parti di animali in via di estinzione sono una piaga che da oltre 40 anni è intercettabile, nel senso che da qualche decennio il CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Flora and Fauna) vigila sulle illegalità nei confronti della natura e delle specie protette. Già negli anni ’70 per finanziare le guerre civili in Angola e Mozambico furono sterminati 100.000 elefanti. Quello che è successo prima di uno screen mondiale è dolorosamente intuibile. Nella quasi totalità dei conflitti esistenti, i finanziamenti provengono da attività di bracconaggio e crimini contro l’ambiente. Qui di seguito una breve lista tratta dal Dossier Natura Connection, Crimini Contro la Natura in Italia e nel mondo, WWF report 2014:

 BANGLADESH: separatisti del Bangladesh (affiliati di al Qaeda) si finanziano con il commercio di avorio, corni di rinoceronte e parti di tigre;

INDIA: Milizie tribali si finanziano con avorio, corni di rinoceronte e parti di tigre;

REPUBBLICA CENTRO AFRICANA: (Lord Resistence Army) e gruppi di ribelli di diversa origine si finanziano con il commercio dell’avorio; sono responsabili di stupri, omicidi, saccheggi, stragi;

Seleka, sono responsabili dei recenti genocidi e si finanziano con il commercio dell’avorio;

KENYA Al Shabab e altre milizie somale si finanziano con il commercio di avorio di elefanti uccisi in Kenya e con il commercio del carbone prodotto illegalmente. Responsabile della strage al centro commerciale Westgate di Nairobi del 2013;

NIGERIA Boko Haram, si finanziano con il commercio dell’avorio di elefanti uccisi dai bracconieri in Camerun

 SUDAN Janjaweed, si finanziano con il commercio dell’avorio, corno di rinoceronte di animali bracconati in paesi limitrofi (repubblica democratica del Congo e Repubblica Centro Africana)
Gruppi armati filo governativi, complici del genocidio in Darfur, si finanziano bracconando elefanti in Chad, Camerun, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centro Africana;

SOMALIA Al Shabaab, si finanziano come sopra;

CENTRO AMERICA i narcotrafficanti stanno contribuendo alla deforestazione illegale di importanti zone e corridoi biologici del Centro- America;

 NETWORK GLOBALE Al qaeda il diffuso network si finanzia con il commercio illegale di alcune risorse naturali, tra cui avorio e diverse risorse forestali.

Tra tante disgrazie disseminate sul globo terrestre, una buona notizia arriva dall’Indonesia. Per la prima volta nella storia delle illegalità collegate ai crimini ambientali il governo indonesiano ha deciso di punire 23 imprese ritenute responsabili degli incendi che negli ultimi mesi hanno ucciso 19 persone. Le imprese coinvolte negli incendi, molte recidive, come la BMH e SWI sono aziende che forniscono abitualmente la Asia Pulp & Paper, industria tristemente famosa per i suoi abusi ambientali. Sono imprese conosciute non solo per gli illeciti degli ultimi decenni, ma anche per gravi danni arrecati alle foreste pluviali ed ai suoi abitanti, animali e umani. La Sinar Mas è la casa madre di molte di queste imprese, intorno alle quali gravitano grandi somme di denaro e interessi che nutrono la criminalità organizzata. Sono state revocate le licenze delle aziende che disboscano senza controllo milioni di ettari ogni anno. Altre 33 aziende sono attualmente oggetto di osservazione da parte del governo. Inutile dire che il governo indonesiano abbia avuto una parte fondamentale in questi ultimi anni, partecipando consapevolmente allo scempio che a tutt’oggi devasta le ultime foreste originarie; la situazione, come spesso accade, è sfuggita al controllo dello Stato, che ha dovuto bloccare il flusso inarrestabile di abusi che si stava perpetrando. Le imprese oggetto di investigazione sono 276 ed è la prima volta che le aziende in questione subiscono un processo per illeciti. Oltre mezzo milione di persone ha sofferto di gravi infezioni respiratorie, proprio a causa del fumo degli incendi.

(fonte:http://www.salvaleforeste.it/reddd/4117-sensazionale-l-indonesia-punisce-i-responsabili-degli-incendi-forestali.html)

Il Bracconaggio in Europa

 E’ evidente che la violenza, in qualsiasi forma si manifesti, in qualunque luogo, assume un significato grave, che denota una mancanza totale di coscienza e di rispetto. La lista importante delle lotte armate nel mondo, non rende i crimini contro gli animali e l’ambiente in Italia, meno rilevanti; in Italia il fenomeno del bracconaggio è presente tutto l’anno, ma ci sono dei momenti chiave nei quali la presenza dei volontari è fondamentale. I periodi di migrazione degli uccelli sono i momenti a rischio, nei quali il bracconaggio si intensifica. L’antibracconaggio è l’attività che contrasta tutto l’anno l’illegalità di un sistema radicato e sotto stimato, soprattutto nelle piccole isole: Capri, Ponza, le Pelagie e il Giglio. In queste isole la caccia di frodo è una “tradizione”. Purtroppo molti ristoranti continuano a proporre pietanze illegali, come al Giglio il coniglio selvatico, cacciato con trappole e sistemi casalinghi di cattura. Piero Liberati, fondatore del rifugio ValleVegan, ha al suo attivo oltre dieci anni di campi antibracconaggio, in Italia e altri paesi europei, come Cipro. Ed è proprio durante uno si questi campi organizzato dal CABS (Committee Against Bird Slaughter) nell’estate del 2010, che Piero a Cipro incontra lo scrittore americano Jonathan Franzen, appassionato ornitologo. Nel luglio del 2010, il New Yorker pubblica un reportage dello scrittore sulla sua esperienza a Cipro. Cipro è una delle zone più pericolose dove i volontari combattono il bracconaggio. Piero Liberati è stato più volte aggredito, sequestrato da un gruppo di bracconieri e salvato in extremis durante un campo qualche anno fa. Da quella esperienza nascerà il documentario “Empting the Sky”. Il documentario è un viaggio che racconta le imprese di tre volontari: Piero Liberati, Andrea Rutigliano e Sergio Coen. Il documentario nel 2013 è stato presentato in anteprima allo Sheffield Docufestival. Il docufilm ha già ottenuto diverse menzioni speciali e award in festival internazionali.
Chiaro ed esplicativo il legame tra la violenza nei confronti dell’ambiente e degli animali, e comportamenti delittuosi nel quotidiano, a volte nascosti, considerati poco importanti, ma in virtù del Link  indicatori fondamentali. Considerare il legame permette alle attività criminose di venire a galla, manifestarsi per smascherare i veri intenti di chi commette il fatto. Auspicabile, quindi, che il Progetto Link abbia sempre maggiore spazio e che attraverso i Protocolli d’Intesa con le Istituzioni, le Forze dell’Ordine, le Associazioni e Organizzazioni animaliste, si riesca a trovare la cooperazione ideale. Soprattutto che evidenzi un fenomeno impossibile da sottovalutare, in Italia e nel mondo, un mondo dove gli esseri umani continuano a ingannare, abusare, violentare.
Per gli esseri umani fare questo “salto di specie” diventa necessario. Salto di specie è un modo provocatorio per indicare un cambiamento, una forza che spinga gli abitanti umani di questo pianeta a schierarsi, a prendere coscienza, una posizione etica che difenda i più deboli, che riequilibri uno status naturale di coabitazione. Al di là di tutte le componenti “legali”, delle normative, degli indicatori di pericolo, nei comportamenti crudeli nei confronti degli animali, il motivo principale per cui considerarli inqualificabili è proprio l’abuso, la prevaricazione che colora l’atto criminoso, lo sporca di un alone oscuro e pericoloso, e determina l’urgenza di azioni contro ogni fenomeno di prepotenza, di crudeltà, di reiterati comportamenti violenti, nella certezza di un cambiamento risolutivo.

Illuminanti le parole della zoologa statunitense Diane Fossey, uccisa in Ruanda dai bracconieri il 26 dicembre 1985, che trasmettono un segnale chiaro, inequivocabile: “L’uomo che uccide un animale oggi, è l’uomo che domani ucciderà la gente che lo disturberà.”