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Il piatto è servito – “Resurrezione” del massacro pasquale

Inghiottiti dalla “tradizione”, quella che maschera con la scusa del rituale sacro, una delle peggiori abiezioni umane: la macellazione di esseri innocenti. Si può discutere sul pro o contro, certo; magari anche sulle scelte individuali, dettate dalla coscienza, o presunta tale, di ogni individuo. Su una cosa certo non si può obiettare: la crudeltà. Perché noi esseri umani abbiamo la convinzione che la nostra sopravvivenza debba costare la vita a tutti gli altri esseri?
Se poi releghiamo questa convinzione in un angolo di una festa religiosa, allora la comprensione diventa impossibile. Ogni anno in Italia vengono macellati circa 3 milioni e 300mila  agnellini; la maggior parte di questi non raggiunge il mese di età. Soltanto a pasqua sono 900mila i cuccioli macellati, tra agnelli, capretti e pecore, un numero ipotetico che probabilmente sale vertiginosamente considerando non solo gli allevamenti ufficiali. Una tradizione che sa di mattanza e di “sacrificio” inutile. I cuccioli spesso vengono da paesi esteri: tir carichi di cuccioli che vengono trasportati in condizioni estreme, senza acqua né cibo, molti arrivano a destinazione in fin di vita. Il loro destino è segnato alla nascita. E’ tempo di preparativi e nei supermercati si fa spazio nei banchi frigo della carne, dove già impacchettati ed asettici si trovano tranci di creature, che però non danno l’idea di ciò che sono stati, sono plastica e prezzo, nient’altro. E lo spazio che si crea verrà occupato da corpi incellofanati di piccoli esseri. La tradizione pasquale dell’agnello si rifà al Vecchio Testamento, la macellazione rituale, ma già nel Nuovo testamento la tradizione scompare.
Ormai non è più una tradizione religiosa ma un’occasione per mangiare e consumare.

“Agnello di Dio che togli i peccati del mondo…” e perché mai una creatura indifesa dovrebbe farsi carico dei peccati umani, come mai non si considera un peccato assassinare una creatura? L’orrore degli allevamenti intensivi è cosa che sconvolge tutto l’anno e la pasqua è l’apoteosi del rito barbaro al quale l’uomo non vuole rinunciare.
Quante persone avrebbero il coraggio di assistere ad una macellazione? Gli agnelli in particolare non vengono neanche storditi prima di essere sgozzati a testa in giù, mentre gridano inutilmente chiamando la madre; la loro pelle poi viene strappata via mentre ancora sono vivi e muoiono agonizzando dolorosamente.
Quante persone alla vista di questo macabro spettacolo, avrebbero poi il coraggio di portarsi quel corpo esangue a casa e cucinarlo per i parenti? Si prova una tenerezza infinita nel vedere un agnello su un prato, accanto alla madre, libero, ma quando è ora di cibarsene quella tenerezza fa posto alla più ingiusta crudeltà, di cui solo gli umani sono capaci. Si regalano peluches dalle sembianze di agnelli, è il simbolo del candore e della purezza, ma ciò non basta a salvargli la vita. Ogni giorno può essere l’occasione per fare qualcosa di diverso, che salvi un essere magari; rinunciare all’agnello a pasqua è un atto d’amore, un inizio verso una consapevolezza che restituisca agli animali il diritto alla vita.