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Correre, lavorare, morire… la vita di un cavallo

Articolo pubblicato nel trimestrale Oipa “Gli Altri Animali” Primavera 2016

Animali da lavoro, da fatica, da svago e sostegno a problemi emotivi. Animali schiavi di una società umana che sfrutta e utilizza ogni mezzo possa essere d’aiuto allo “sviluppo” della società moderna, malsana e crudele. Animali da sport, da terapia, animali uccisi finito il loro compito: quello di servire gli umani.
Abbiamo deciso che così è.
Amare vuol dire rispettare, nell’accezione moderna invece amare vuol dire utilizzare per i propri scopi e fini. Spesso sui social incappiamo in appelli dilaganti e insistenti, su cani e gatti, oppure piccoli roditori in cerca di stallo o adozione. Si firma per petizioni contro illeciti. Si pensa agli animali d’affezione in maniera selettiva, alcuni sì, molti altri no. La selezione è funzionale anche alle possibilità, occuparsi di tutti gli animali non è possibile, certo, poi soprattutto se ogni tanto capita che quell’animale tanto carino che vedevi pascolare su un prato, te lo ritrovi nel piatto, si chiudono gli occhi, si gira la testa dall’altra parte e la vita continua.
Il cavallo, meraviglioso essere, fiero, potente, da secoli utilizzato e schiavizzato senza misura. Molti ritengono l’equitazione un modo per entrare in contatto con l’animale, sentirlo, comprenderlo, amarlo. Lo sfruttamento animale è una realtà presente in ogni ambito umano, il cibo, le pelli, il lavoro, sono mezzi di utilizzo forzato che non hanno niente a che vedere con l’etica. Lo sport la fa da padrone e il cavallo è l’animale più sfruttato. Chiamiamolo “sport”!
Il cavallo come mezzo di trasporto, trasformato poi per convenienza in ippoterapia, è il modo celato di utilizzare un essere senziente camuffando questo sistema dietro la certezza di amore e rispetto.
Il cavallo delle botticelle, i calessi romani che tutto l’anno scarrozzano i turisti per la città, incuranti del clima, delle difficoltà oggettive dell’asfalto, del traffico che stressa l’animale sino a sfinirlo. Molti sono contrari, eppure certe abitudini sono dure a morire. Campagne, petizioni, manifestazioni che esprimono dissenso e empatia nei confronti dei cavalli, ma certe abitudini sono dure a morire.
In Spagna il cavallo è il caballo de picar, aiutante del torero, ben bardato e addestrato a sopportare le incornate.  Animali cresciuti e obbligati a  partecipare al “divertimento”. Nella tradizione, il cavallo galoppa per le strade, spesso inseguito dal toro, incornato, ucciso. Nelle arene fa parte dello spettacolo. Tante le feste, tante le morti.
In Italia il 90% dei cavalli finisce al macello. Il cavallo da competizione è una macchina da soldi, scommesse e giri di denaro enormi. Senza contare le sfide clandestine, dove l’animale è sfruttato senza controllo.
Sono ormai cinquemila anni che il cavallo vive con l’uomo, obbligato a faticare, subendo la quotidianità. Non ci sono mai segreti, non è mai mascherato l’utilizzo del cavallo. Doveroso sarebbe domandarsi se e come possa essere giusto annullare ogni diritto alla libertà, sellandolo e utilizzandolo per scopi di ogni genere ma questo è un miraggio. Vedere un cavallo che corre all’interno di un recinto, detenuto in stalle di pochi metri quadrati sembra la normalità, proprio perché da molto il sistema è radicato: millenni di abitudini, di oltraggi, di violenze.
Le giostre, i palii, dove sono costretti a correre in condizioni estreme, li affaticano, li sfiancano, li uccidono sotto gli occhi di tanti – adulti e bambini – però  in pochi gridano “Vergogna”.
In natura gli animali assumono comportamenti e abitudini completamente diversi, la vita al fianco degli umani li cambia, distrugge la loro indole, li piega e li rende schiavi senza alternative. Schierarsi dalla parte degli animali è un dovere non una scelta. Quanti di noi sono a conoscenza della vita media di un cavallo, quanto vivrebbe in natura, libero? Venticinque, trent’ anni, anche quaranta, magari di più.
Vivere con l’uomo comporta una vita media diversa. Nelle corse, i purosangue sono al massimo della loro attività tra i tre e i cinque anni, poi sono utilizzati come “riproduttori”. Nel “Concorso Completo”, la loro carriera dura otto anni e nel trotto può arrivare a sedici.
Per le cavalle stesso destino, anche da anziane sono sfruttate come fattrici.
Questi i numeri che rendono evidente il motivo per cui un cavallo esiste. L’uomo decide quanto e come usarlo.
Lo sfruttamento continua anche alla fine della “carriera” che rende denaro e allora si passa al macello, perché la carne di cavallo è “nutriente, completa, fa bene ai bambini”. Prima lo cavalchi nei parchi, dentro ad un recinto grande quanto una moneta, poi lo mangi perché il cavallo “fa bene”.
Certo è che, come il cane, il cavallo ha un rapporto stretto con gli umani, viziato da comportamenti contrari alla sua indole, ed è diventato nei secoli un animale dipendente e fragile. Con la forza abituato alla detenzione, alle briglie, a essere domato, sellato e obbligato.
Nei circhi il cavallo è una delle maggiori attrazioni, recluso sino a quando non servirà più, allora via. Tanto per curiosità, digitando su Google “cavalli dopati”, esce fuori il sito delle attività ippiche, regolate dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
Dal primo settembre 2015 ai primi di marzo 2016 i cavalli controllati e risultati positivi ai test anti doping sono ventisei: Betametasone, Testosterone, Salbutamolo, Ketoprofene, Teofillina e una sfilza infinita di farmaci. Sono “potenzianti” utilizzati nel Trotto, nella Corsa e nella Sella.
Piccolo esempio di quanto l’industria delle competizioni possa essere oscura.
Animali sfruttati fino all’osso, drogati per vincere e poi gettati in pentola. Anche se legale, questo sistema di forzatura innaturale, raggiunge apici di crudeltà inauditi.
Nell’ultimo anno l’OIPA ha promosso una campagna contro la Giostra dell’Orso, rievocazione dell’antico Palio dei Berberi che si tiene a Pistoia in occasione della festa di San Jacopo, il 25 luglio. Mentre la campagna dell’OIPA invita le persone a dire no a questa inutile tradizione, sul sito della Regione Toscana  un sondaggio on line chiede ai cittadini pistoiesi un parere sulla Giostra.
Giostra sì, Giostra no.
Il punto non è la Giostra, ma  l’utilizzo di animali per il divertimento di umani. Le foto di Golden Storming e Oracle Forze, i due cavalli che nel luglio del 2014 sono stati soppressi a causa di un irreparabile incidente, sono state definite “vergognose”, “diseducative”. Ma qual è il confine tra educazione e dis-educazione alla violenza? E’ forse educativo insegnare ai bambini lo sfruttamento e la violenza nei confronti di esseri deboli e inermi?
Ci sarebbe tanto da dire sull’educazione che circhi, feste e sagre di animali, fiere, sport, trasmettono ai bambini. Istruire al sopruso e alla sopraffazione è, quindi, un sistema “umano” di concepire la moderna educazione.
Nell’opuscolo del Ministero della Salute dedicato alla salute del cavallo, ci sono alcuni  proverbiali accorgimenti che recitano: tutela, rispetto, normative.
L’Art. 1 dell’Ordinanza Manifestazioni Popolari, impone determinate regole per lo svolgimento delle manifestazioni che prevedono l’utilizzo dei cavalli.
Parole, carte, che di rispetto e amore non parlano. Tutto è in funzione dell’umano che detiene i diritti su altri esseri viventi.
Umani che abbracciano cavalli, vestiti da fantini, umani che sorridono contenti dell’ultimo trofeo conquistato dal loro amato “quattro zampe”.
Si  è alla deriva per tanti diritti che sono essenziali fondamenti di una esistenza dignitosa degli animali. Solchiamo i mari avvelendandoli, calpestiamo foreste distruggendole, varchiamo confini un tempo impensabili, globalizzando selvaggiamente, ma la vera forza del rispetto e dell’amore per molti umani resta nebulosa.
Questo è un pianeta di sopraffattori (terrestri umani) e di sopraffatti (tutte le specie), dove i diritti sono di pochi e la schiavitù per la gran parte della popolazione animale e umana è la prassi.

 

 


[1] http://www.unire.gov.it/index.php/ita/Cavalli/Benessere-animale/Elenco-cavalli-positivi-al-doping?nomeCav=&dataDa=01%2F09%2F2015&dataA=01%2F03%2F2016&Trotto=T&Galoppo=G&Sella=S&SearchButton

[2] http://www.salute.gov.it/imgs/c_17_opuscoliposter_73_allegato.pdf