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Passeggiando per Campo Marzio

Tu quoque, Brute fili mi! Questa storica frase sottolinea l’assassinio di   Giulio Cesare, avvenuto si narra,   in seguito a 33 pugnalate, il 15 marzo del 44 a.C. ed esattamente in Campo Marzio,   all’ interno del Teatro Pompeo; un inizio tragico per descrivere l’importanza di questo quartiere romano, antichissimo e vasto circa 2 Km quadrati. In antichità nella zona di Campo Marzio, vennero edificati templi dedicati a Dite e Proserpina, e a Marte e Apollo; è proprio dal dio della guerra che questa zona prese il nome. Secondo gli antichi questa zona era una specie di porta, una separazione tra la dimensione dei vivi e quella dei morti. Era una ampia pianura alluvionale, che si trovava all’esterno delle più antiche mura di recinzione della città. Oggi possiamo circoscriverla all’interno del perimetro compreso tra il tevere a ovest, il Pincio e il Quirinale a nord e ad est e il Campidoglio nella zona sud. Questa area, durante il periodo regio di Roma, venne usata come luogo ove si svolgevano riti religiosi e campo di esercitazioni militari, e poi per la vastità del sito, tutte le manifestazioni nelle quali vi era un grande afflusso di persone, quindi tutte le cerimonie pubbliche e sacre, i giochi e le gare di corse per esempio, come quelle delle trighe ( i carri trainati da tre cavalli), riunioni politiche e importanti assemblee annuali. In particolare, per i comizi centuriati ai quali partecipavano cittadini soldati, quindi armati, il Campo Marzio era il luogo ideale poiché fuori dal pomerio, il confine urbano entro il quale era severamente proibito portare armi. Cesare durante il suo dominio dittatoriale e prima ancora di lui Pompeo, dedicò grande interesse nell’ urbanizzazione della zona. Ma fu con Augusto, primo imperatore romano, che il quartiere cominciò la sua grande evoluzione; siamo infatti nella Roma Imperiale e Augusto inizia la costruzione del suo Mausoleo, fatto edificare in seguito alla vittoria su Antonio, e successivamente la meravigliosa Ara Pacis terminata intorno al 9° sec. a.C. Verso la Via Lata, l’odierna via del Corso, le costruzioni iniziarono ad essere erette intorno al III secolo d.C. Grazie a Marco Vipsanio Agrippa, il genero di Augusto, Roma   vede opere imponenti come il Pantheon, le terme, l’ anfiteatro, Statilio Tauro e il teatro di Balbo. I muri perimetrali furono abbattuti creando una prima via che collegava Piazza Venezia con il quartiere di Largo Argentina; si creò anche l’asse stradale che successivamente diede vita a Via delle Botteghe Oscure. Dopo il grande incendio dell’80 D.C. Domiziano ricostruì i monumenti che andarono distrutti, creando inoltre uno stadio che diverrà Piazza Navona.

 

Incamminandoci verso il medioevo l’opera romana iniziò a scomparire con la nascita delle prime strade. In seguito agli eventi drammatici che colpirono la città a partire dal VI sec., le invasioni barbariche, le epidemie e la dominazione bizantina, le carestie ridussero notevolmente la popolazione che si spostò lungo il Tevere e più precisamente proprio nella zona di Campo Marzio. Inoltre il susseguirsi di numerosi terremoti modificò notevolmente l’assetto urbano del quartiere.

Durante il medioevo Campo Marzio divenne la zona più popolata di Roma ed era il quartiere attraversato dalla processione, in seguito alla elezione del Papa, che andava da San Pietro a San Giovanni in Laterano.

 

Durante il Rinascimento con Papa Paolo II, la Via Lata diventò Via del Corso, Papa Sisto IV costruì l’omonimo ponte, sotto Papa Leone X, intorno al 1518, si tracciò una via che andava da ponte Sant’Angelo a porta del Popolo, l’odierna via di Ripetta; Via del Babuino invece risale al 1527 circa. Fu un periodo fiorente di monumenti e chiese, la città si arricchì di palazzi e il quartiere assunse l’aspetto che ora conosciamo. La zona fu teatro di botteghe e piccole imprese artigiane. Attenzione speciale và posta alla piazza che domina il quartiere, piazza del Popolo, dalla quale parte il cosiddetto tridente, composto da Via del Corso, e dalle sopra citate Via del Babuino e Via di Ripetta e sulla quale proprio in periodo Barocco sorsero le bellissime chiese gemelle di Santa Maria dei Miracoli e Montesanto, completate dal Bernini insieme al Fontana. Non posso non menzionare oltretutto l’obelisco che giunse a Roma proprio per volere di Augusto e di fronte al quale si erge maestosa la chiesa di Santa Maria del Popolo e nella quale si trovano i dipinti del Caravaggio, del Pinturicchio e di Annibale Caracci. Nella zona di Trinità di Monti, antica residenza di Lucullo, agli inizi del 1500, per volere di Luigi XII, che era proprietario del terreno, iniziò la costruzione della chiesa, e ci vollero più di ottant’anni per vederla completata. La fontana della barcaccia risale al 1627 e fu realizzata dal padre di Gian Lorenzo Bernini, Pietro, in collaborazione con suo figlio e nel secolo XVIII venne costruita la suggestiva scalinata composta da ben 138 scalini, su progetto di Francesco De Sanctis.

Gli interventi moderni ripresero quando Roma divenne Capitale nel 1870, si innalzarono le mura che contenevano le alluvioni del Tevere, dando vita a   Lungotevere in Augusta e Lungotevere Marzio e nel 1891 venne costruito un ponte dedicato alla Regina Margherita. Oggi il quartiere non presenta più le caratteristiche originarie dell’era antica, sebbene rappresenti una delle zone più ricche di storia della capitale.

 

Ma ora per poche righe vorrei cambiare la prospettiva di narrazione, e riportarvi solo alcune delle leggende che parlano di questo meraviglioso quartiere; sappiamo quanto Roma sia ricca di misteri e racconti di fantasmi, ed è proprio con questo che vorrei incorniciare il mio racconto. Andiamo a Piazza di Spagna dove pare che il fantasma del poeta John Keats vaghi, e precisamente nei pressi del museo intitolato a lui e a Shelley, dove egli visse prima della sua morte. Se poi passate per Via Gregoriana, da Trinità dei Monti, troverete il palazzo detto dei mostri, oggi sede della biblioteca Hertziana e dove D’Annunzio ambientò alcuni episodi del suo romanzo “Il Piacere”, infatti sembra che chiunque passi davanti a quel palazzo senta risvegliare in lui una irrefrenabile voluttà, scatenando quindi passioni ormai sommerse o cancellate. Lungo la Via di Campo Marzio, tutte le notti, intorno alle 24, si dice che si riuniscano tutti gli spettri buoni. Può darsi che dopo tutto questo raccontare vi sia venuta voglia di fare quattro passi e di godere delle meraviglie di questo storico rione, decidete voi se di notte o col sole, buona passeggiata!