Contagio o rinascita

Contagio o rinascita

Avrei voluto abbandonare l’idea di seguire il flusso del Virus, lasciare stare, annoiarmi davanti a un foglio vuoto, l’ennesimo della noia da costrizione. Inattesa la necessità di raccontare il perché queste cose accadono. Io non lo so perché, ma quello che intorno sta accadendo lo racconta e allora io ascolto e riporto ciò che la natura mi dice.

E’ sufficiente ascoltare.

Il mondo è fermo, bloccato nella morsa di un microrganismo acellulare, un parassita che ha fermato la Terra. Inutile raccontare una storia che tutti vogliono sentire, che queste cose ciclicamente accadono, e, accadono a noi perché le raccontiamo. In chissà quante parti del globo è accaduta una cosa analoga a qualche specie animale, sperduta in un antro incontaminato e sconosciuto dall’essere umano.

L’infezione avrà avuto il suo corso, si sarà adattata, avrà ucciso e alla fine i sopravvissuti immunizzati hanno continuato la loro vita in natura.

Noi siamo una specie virale già di nostro. Abbiamo l’abitudine di adattare l’ambiente ai nostri comodi, alle nostre esigenze di specie arrogante e centrica.

Il contagio, inteso come forma propagante di infezione, ha tre livelli e tre parole in ambito medico: Fiammata, Epidemia, Pandemia.

Nel primo caso è abbastanza evidente che si tratti di qualche caso isolato, non particolarmente aggressivo e circoscritto; la seconda quando il contagio si allarga, si parla di un paese; la Pandemia interessa un continente, finanche il pianeta Terra.

Nei secoli passati si ricordano diverse situazioni analoghe, la Peste Nera del trecento che uccise circa un terzo della popolazione europea; l’influenza spagnola (H1N1 – 1918–1919) che uccise cinquanta milioni di persone (esperti hanno stimato fossero esattamente il doppio); l’influenza asiatica (H2N2 1957-1960), l’influenza spaziale – H3N2 (1968–1969), i morti stimati in tutto il mondo circa un milione; più recentemente, l’ Influenza pandemica – (A(H1N1)pdm09 2009-2010) – impropriamente chiamata “influenza suina”.

E arriviamo a oggi, con il famigerato Covid-19.

Nella storia ogni grande contagio ha avuto un’origine, il passaggio da specie a specie, in questo caso da animale a essere umano. C’è un unico nesso in tutte queste tragiche ripercussioni, quello che in scienza si chiama Zoonosi, ossia malattia trasmissibile da animale a essere umano.

Ciò che espone l’essere umano a queste infezioni non è certo l’animale in sé. L’utilizzo dell’animale come cibo, forza lavoro, svago, cavia, porta inevitabilmente a ripercussioni cicliche. L’influenza in particolare è un virus che, principalmente, deriva da uccelli e maiali. L’industrializzazione del “sistema carne” atto a nutrire il pianeta, oltre a causare la morte di miliardi di animali, causa un miliardo di contagiati in tutto il mondo e migliaia di morti ogni anno. Parliamo di esseri umani. Ogni anno di animali “da reddito”, espressione orribilmente umana, ne muoiono 170, di miliardi.

Là dove una foresta è distrutta per far posto a coltivazioni o allevamenti, agenti patogeni – altrimenti relegati in zone protette – vengono a contatto con l’essere umano. I mercati di animali vivi sono l’esempio più lampante. La scelta di alimentarsi di animali, perché di scelta si tratta, contiene infiniti fattori: la crudeltà, l’arroganza, la prepotenza, l’indifferenza, l’incoscienza. Quest’ultima la considero la più imponente nell’insieme dei fattori. Incoscienza nei confronti del diritto alla vita di ogni essere vivente, l’incoscienza di provocare danni permanenti al sistema natura, incoscienza di provocare l’estinzione e il disequilibrio di un Sistema che ha il Diritto di esistere.

Incoscienza nei confronti dell’interazione specista.

Il discorso si allarga, poiché la ciclicità della mastodontica impresa distruttiva dei Virus, dipende proprio dal rapporto che l’essere umano genera tra lui e le altre specie terrestri. Per terrestri intendo ogni specie presente sul Pianeta, vegetale e animale.

Ingabbiare, contenere, torturare, uccidere altre specie, diverse da noi, Altre da noi, ci rende fragili nell’Universo Natura. Siamo noi un Virus che contamina il Pianeta Terra e contro il quale, ciclicamente, si attua un sistema d’immunoglobuline radicale.
Gli animali sono prodotti alimentari, modificati geneticamente, accalcati in allevamenti infetti, gonfiati di ormoni, antibiotici, proteine.

Nel momento in cui nascono già sono impacchettati per essere venduti.

Non respirano, non provano emozioni, non gridano.

Sono chiusi in gabbie di sangue, ben nascosti. Il loro gridare si traduce in necessità. La giustizia umana è un insieme di giustificazioni insensate: sopravvivenza, catena alimentare (della quale ci siamo autoproclamati reggenti), abitudini, tradizioni… cultura.

Non c’è posto sulla Terra nel quale gli animali non siano vittime di un sistema antropocentrico, privati di libertà e diritti.

Com’è possibile fermare questa catena di morte?
Non si può, non è possibile.

S’invoca spesso la presa di coscienza e la consapevolezza del male che si produce, ma siamo tanti, siamo quasi otto miliardi di persone, con abitudini e convinzioni.

Che antivirale può esistere contro questo agire?

Nel tempo il pianeta ha sempre recuperato il suo equilibrio, parlo di Organismo completo, nel quale racchiudo ogni essere vivente, ogni roccia, ogni particella che lo compone. Stiamo assistendo a un fenomeno che ci costringe a stare in gabbia. Siamo costretti, per sopravvivere, a rinchiuderci. Il Covid-19 ci ha intrappolato. Il mondo si sta fermando. Un’atmosfera surreale si prospetta ogni giorno.

Strade vuote, cieli vuoti, il silenzio la sera interrotto soltanto da soffiate di vento e animali notturni. Le nostre case si sono trasformate in gabbie per resistere.

Le nostre gabbie ci proteggono, le gabbie che Noi abbiamo costruito per gli Altri – gli animali non umani – li uccidono.

L’importanza dell’ecosistema in tutto questo è indubbio.

Si deforesta, si rade al suolo un Sistema, si esporta ogni organismo da cui trarre profitto, il mercato della morte ha sempre un prezzo e noi lo stiamo pagando.

È di qualche giorno fa la pubblicazione di un Position Paper del Sima (Società Italiana di Medicina Ambientale) in collaborazione con le Università di Bari e Bologna. In questo studio si evidenzia la correlazione tra Covid-19 e inquinamento atmosferico. La connessione tra infezione e particolato atmosferico è oggetto di studio già da tempo. Il particolato (PM10 e PM2,5) funziona da vettore, da carrier, i virus si attaccano alle particelle e trasportati anche per lunghe distanze. Il virus così sopravvive per ore, anche giorni.

Il legame quindi tra inquinamento e infezione è molto plausibile. La teoria quantica dell’Entaglement pone quindi una sorta di certezza nell’interconnessione tra i fenomeni e soprattutto, cosa assai più evidente, tra i comportamenti umani e le attività tossiche che ne derivano.

Il contagio appare come una possibilità, l’ennesima, di mutare lo stile, le credenze, le patologiche convinzioni che portano, inevitabilmente, al crollo, alla caduta; e la caduta si trasforma in resistenza e poi in rinascita.

Continuo a guardare la natura, i colori limpidi di questi giorni di stasi, di silenzio forzato, di riflessione e di crescita, forse, di noia creativa, nella speranza che si cambi rotta, che il vento velenoso delle “cattive abitudini”, si smorzi con la primavera, ricordare come ci si sente a Non avere scelta né futuro.

Adesso il futuro è una scelta e cambiare è un atto rivoluzionario.

Aprire le gabbie non è la soluzione: la soluzione è distruggerle.