Maria Teresa de Carolis

… siamo umani, lo sai. Fossimo alberi sarebbe più facile. Anziché pensieri avremmo radici e scaveremmo nella terra senza farle del male.

E le parole sarebbero foglie: cadendo non produrrebbero alcun suono.

 

Borneo – Kalimantan Centrale 2009

Ci sono viaggi ed esperienze che ti lasciano in uno stato di sogno, in un limbo visionario che ti accompagna ogni istante. Viaggi della mente, non solo attraverso continenti. Il teatro è stato il mio primo viaggio, fatto di avventure immaginarie, di tunnel e di fondali marini, dove le maschere e l’equilibrismo erano il filo d’acciaio sul quale camminare.

Il teatro fatto di dolori e delusioni, di dettagli e di fatica. Il teatro si scrive e si racconta, si mangia, si respira affannosamente e si sogna. Le parole poi hanno disegnato i miei passi, creato confini e figure, poesie e racconti e storie che hanno soffiato sul mondo i miei ricordi. Scrivere è diventato lo sport della mia mente, l’allenamento costante all’attenzione ed al contempo il rifugio al disperato tentativo di comunicare. Laddove recitare e fare capriole non era abbastanza, la scrittura determinava, e lo fa tuttora, la mia salvezza. Narrare la natura ed accompagnare la memoria per fotografare la vita di chiunque passi attraverso il mio obiettivo; la scrittura come finestra su ogni mondo possibile, al di là dell’immaginario e dell’incomprensibile.

Quando le parole servono a delineare un evento e raccontano spietatamente la crudeltà, la bellezza, le nefandezze o i talenti. Viaggiare attraverso la musica ed il canto, attraverso mondi e culture, questo è il traghetto col quale mi sposto da una sponda all’altra dei miei giorni. Dove gli alberi sono le braccia possenti che mi sorreggono nel camminare, gli animali sono le anime candide ed affamate d’amore, alcuni umani sono la mia forza ed il mio coraggio e dove la crudeltà e la violenza sono l’eterna lotta, il disperato tentativo di raggiungere e superare l’illusione, terreno di magiche risorse.